Fusilloni cozze e peperoncini verdi

Cari amici affezionati nella nostra ricetta di oggi Fusilloni, cozze e peperoncini verdi, abbiamo deciso di mettere insieme tre ingredienti tutti rigorosamente campani: i fusilloni, le cozze e i “friggiarelli”.
I fusilloni sono – diciamo in scala – la versione più grande dei fusilli. Contrariamente a ciò che accade spesso nella storia della cucina italiana, questo tipo di pasta ha una data di nascita precisa, ovvero nasce a New York nel 1924, nella sua versione industriale. Fino a quel momento il fusillo veniva realizzato in Sud Italia con un movimento meccanico: grazie all’attrito sul tavolo la pasta scivolava con maestria sul ferro vocato e questa lavorazione impegnativa ha sempre rappresentato una vera e propria arte difficile da riprodurre industrialmente. Fu il desiderio dei migranti meridionali arrivati sul suolo americano a dare la miccia all’idea di costruire la Fusilla, la macchina industriale per produrre fusilli perfetti in serie.
Anche in questo caso, come in quello degli spaghetti (vi ricordate? ve ne abbiamo parlato nella ricetta Spaghetti, alici e pomodorini), gli esperti propendono per l’origine araba: i fusilli erano infatti originariamente chiamati busiata (in Sicilia) o busa (in Sardegna): l’etimo senza dubbio deriva dal termine che usavano gli arabi per indicare una cannula, ovvero “bus“, con cui realizzavano questa pasta. Se l’importazione è probabilmente di origine orientale, possiamo dire con certezza che il termine fusillo ha invece origine napoletana: da noi si preparava con un ferro a sezione quadrata – realizzato appositamente dal fabbro – simile al fuso delle filatrici. Più avanti venne utilizzato anche il ferro da calza oppure venivano utilizzati i ferri degli ombrelli dismessi.
I friggitelli sono una tipologia di peperoni diffusa nell’Italia centro-meridionale e soprattutto in Campania (Napoli e Salerno), sono verdi, piccolini e crescono nei pressi dei fiumi o nelle zone umide, e a questo dobbiamo il loro secondo nome, ovvero “puparuoli o peperuncielli e’ ciumm“. Non sono affatto piccanti, anzi, sono dolci, soprattutto ( e qui vi diamo un piccolo consiglio) se eliminate i gambi e i semini.
Arriviamo all’ultimo ingrediente di questo piatto, ovvero le cozze. Un ingrediente così caratteristico della nostra città di mare. Come vi abbiamo già accennato nell‘articolo sulla zuppa di cozze del giovedì santo, si racconta, infatti, che il popolo partenopeo iniziò a mangiare la zuppa a seguito di un “capriccio” del Re Ferdinando I di Borbone. Il monarca spagnolo era ghiotto di mitili, tanto che – si narra – amasse pescarli lui stesso nelle acque chiare di Mergellina. Un giorno, proprio nella prossimità della ricorrenza pasquale, il Padre domenicano Gregorio Maria Rocco lo ammonì di essere troppo goloso e gli suggerì di fare un po’ di penitenza, almeno durante la Quaresima! Furbescamente però Ferdinando I di Borbone, che non riusciva a fare a meno delle cozze neanche in nome della divina penitenza, chiese semplicemente ai suoi cuochi di preparare le cozze in maniera meno sontuosa. Le cozze furono servite al Re semplicemente irrorate con una gustosa salsetta a base di peperoncino. Il piatto ovviamente spopolò a corte e tra la plebe 🙂 come dar loro torto!
Vi abbiamo fatto venire voglia di assaggiare questi tre ingredienti amalgamati in maniera sapiente dal nostro Cuoco Riccardo Scherillo? Ecco qui la ricetta 🙂 buona preparazione!




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