I castelli di Napoli, le sette meraviglie sotto gli occhi di tutti – seconda parte

Questa è la seconda parte dell’articolo “I Castelli di Napoli, le sette meraviglie sotto gli occhi di tutti – Parte 1”, se non l’avete ancora letto allora è il caso di farlo.
Dopo avervi raccontato le meraviglie dei castelli come Castel dell’Ovo, Castel Capuano e il Maschio Angioino, continuiamo il nostro percorso storico e partiamo da Castel Sant’Elmo, fondato dagli Angiò tra il 1336 e il 1343, ma per chi non lo sapesse, la sua fondazione ha origini medievali. Ed è infatti dalla Chiesa medievale di Sant’Erasmo, che questo forte prende il nome. Il castello si presenta con una pianta stellare a sei punte, realizzata a metà del XVI secolo e attualmente il castello ospita il Museo Novecento, e diversi eventi importanti nazionali e internazionali.
Nei secoli è stato palcoscenico di tanti assalti, uno dei più famosi è quello avvenuto durante la Rivoluzione partenopea del 1799, quando conquistato dal popolo e poi dai repubblicani, divenne con la rovina della con la Repubblica, una vera e propria galera per le menti più brillanti ed acute del movimento liberale e rivoluzionario: Eleonora Pimentel De Fonseca, Giustino Fortunato, Francesco Pignatelli, Giovanni Bausan, Luisa Sanfelice e Domenico Cirillo. Sono solo alcuni tra i più illustri che furono ingiustamente carcerati perché avevano rovesciato con le loro idee le idee monarchiche borboniche.
Sempre legato alla storia della rivolta del 13 Luglio 1799 un altro castello, misconosciuto ai più, ha occupato invece un ruolo altrettanto rilevante nella storia di Partenope. Stiamo parlando del Forte di Vigliena, che fu fatto costruire per mano borbonica, ad inizio del XVIII secolo. Era un sistema difensivo esteso a tutto il Golfo e come vi spiegavamo nel precedente articolo, il Regno delle Due Sicilie, mettendo Napoli al centro, come Capitale del Sud Italia, vantava una fittissima rete difensiva su mare che si estendeva dall’Adriatico fino alla costa tirrenica. Questo Forte, in perfetto stile spagnolo, era alto solo 6 metri, non avvistabile ad occhio nudo da chi era per mare. Questo forte come dicevamo, fu al centro del conflitto scatenatosi il 13 luglio 1799, perché fu letteralmente preso d’assalto dalle forze sanfediste calabresi e reazionarie. Tanto che per non darla vinta ai reazionari, i repubblicani decisero di dare fuoco alle polveri e fecero saltare in alto sia compatrioti che nemici. L’episodio fu così “deflagrante”, che ne ritroviamo testimonianza anche negli scritti di Alexandre Dumas. Oggi di questo antico forte ne resta ben poco, ma nel 1891 la fortezza fu definita Patrimonio Nazionale.
Poiché la storia napoletana, si fa mangiare due a due, come le ciliegie, non possiamo che continuare con veemenza il racconto. Sempre quel giorno, quando il Forte di Vigliena cadeva in rovina sotto la forza prorompente del fuoco dei sanfedisti calabresi, un altro forte prospiciente a quest’ultimo non avrebbe tenuto contro l’ondata reazionaria che risaliva la penisola. Stiamo parlando del Castello del Carmine (conosciuto anche come Sperone), che sorge anche esso sulla marina e che fu assaltato con successo dall’orda calabrese. Questo è il sesto castello di Napoli, fondato da Carlo III di Durazzo nel 1382, creato con il solo scopo difensivo e militare, oggi ne restano pochi resti tra cui la la Torre Spinella (detta anche il Trono), la Torre Brava e una parte di mura aragonesi.






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