I castelli di Napoli, le sette meraviglie sotto gli occhi di tutti – prima parte

La città eterna è Roma, ma la città con uno dei sistemi storici difensivi più imponenti del Sud Italia è certamente Napoli.
Prima di addentrarci nella storia affascinante dei sette castelli di Napoli, è giusto fare un piccolo inciso sulla magnificenza di un sistema strategico architettato non solo per proteggere Partenope, ma per difendere le coste di tutto il Regno di Napoli. Infatti, i saraceni o chiunque avesse avuto l’idea di attaccare il cuore del Regno, avrebbe prima di tutto dovuto affrontare una folta rete di avvistamento, realizzato in tutto il Sud Italia, composto da una serie di Torri costiere che correvano da Puglia, Basilicata, Calabria, fino alla Campania. Da tutte le torri vi era l’opportunità di tenere sotto controllo le acque del mare ed in caso di allarme inviare segnali luminosi di fumo per trasmettere dei messaggi o chiedere aiuto. Per onor di cronaca, i primi che pensarono seriamente a un sistema difensivo mediterraneo furono gli Angioni, ma il tutto fu perfezionato con l’avvento del governo spagnolo nel Regno di Napoli, esattamente nel 1501, quando il progetto di un complesso difensivo fu ripreso e ampliato dal viceré don Pietro di Toledo. Nel 1590 il Regno di Napoli contava circa 339 torri, che tuttavia non soddisfarono le aspettative difensive del viceré, dato che mostrarono segni di cedimento dovuti anche all’incuria e alle frequenti incursioni saracene. La cura per le fortificazioni fu invece massima per le roccaforti della Capitale del Regno. Solo se collochiamo Napoli al centro degli storici equilibri geopolitici mediterranei, possiamo infatti comprendere perché strategicamente questa città ha ben 7 castelli a sua difesa.
L’antico sistema difensivo di Partenope è composto quindi da 7 fortezze e si estende per tutta la costa urbana del Golfo di Napoli. Questo sistema difensivo ben studiato è composto quindi da: Castel dell’Ovo, Castel Capuano, Castel Nuovo (Maschio Angioino), Castel Sant’Elmo, Castello del Carmine, Castello di Nisida e il Forte di Vigliena.
A difesa del Golfo e dei suoi abitanti, Castel dell’Ovo è il più antico forte ad essere sorto sulla costa partenopea. Narra la leggenda, che l’intera struttura regga sull’uovo che Virgilio appose nelle sue fondamenta. Il castello sorge sull’isolotto di tufo di Megaride, propaggine naturale del monte Echia ed era unito alla terraferma da un sottile istmo di roccia, che crollò con il terremoto del 1370 e fu la Regina Giovanna d’Angiò a farlo ricostruire. È su questo isolotto che venne fondata la prima Partenope per mano dei cumani. Tra il VI e il XI secolo vi si insediò una comunità di monaci, che fu attaccata dai saraceni, i quali trasformarono il convento in una vera prigione e solo grazie a uno sforzo congiunto del Ducato di Napoli e della Repubblica marinara di Amalfi si riuscì a liberare il vescovo Attanasio di Napoli e a mandar via i saraceni. Poco dopo il convento fu raso a suolo e i monaci si ritirarono a Pizzofalcone. Solo dopo il 1128 furono imbastiti i nuovi lavori per l’insediamento di una nuova fortificazione. Con i Normanni, iniziò un programma di fortificazione sistematica del sito, grazie anche l’apporto dell’architetto Buono che spostò tutto il peso delle attività commerciali verso il nuovo castello Capuano. Con la venuta di Carlo I d’Angiò, Castel dell’Ovo fu considerato un vero e proprio fortino del suo tesoro reale e al tempo stesso fu, prigione di stato, in cui rinchiuse il suo arcinemico Corradino di Svevia prima di decapitarlo in piazza Mercato (ne parliamo qui). Con la venuta dei Borbone il castello fu ulteriormente fortificato e venne adibito ad accantonamento ed avamposto militare – dal quale gli spagnoli bombardarono la città durante i moti di Masaniello – e a prigione, dove fu reclusi altissimi pensatori tra cui il filosofo Tommaso Campanella e più tardi alcuni giacobini, carbonari e liberali fra cui Carlo Poerio, Luigi Settembrini, Francesco De Sanctis.
Sempre di stampo normanno, il Castel Capuano, che sorge su un’antica necropoli romana ed è il secondo castello più antico di Napoli, si trova tra Piazza Garibaldi e porta Capuana (posteriore alla costruzione del castello stesso). La sua costruzione fu avviata nel 1160 dall’architetto Buono per volere del re di Sicilia. Questo edificio inizialmente aveva delle funzioni difensive, grazie alle sue robuste fortificazioni, dagli ambienti austeri e dalla sua naturale vocazione a presidio militare. Sotto il regno degli Aragonesi, la città si estese oltre le mura medievali e il Castel Capuano venne inglobato dentro la nuova cinta muraria, perdendo il ruolo di baluardo difensivo, tanto che, una volta ristrutturato, divenne per Alfonso d’Aragona la sua principale dimora dinastica. Divenne nel tempo residenza di rappresentanza e di grande valenza commerciale. Un cambiamento ulteriore della funzione di questo edificio lo si ebbe nell’anno 1537, sempre per mano del precitato viceré don Pedro de Toledo, che dopo averlo confiscato ai francesi, lo trasformò nel tribunale del Regno, riunendovi tutte le corti di giustizia sparse in diverse sedi in tutta la città. Per adattarlo al suo nuovo ruolo di grande palazzo di Giustizia furono eliminate tutte le strutture militari, ristrutturate le stanze e i suoi sotterranei furono adibiti a prigione, con tanto di camere di tortura. Dopo l’Unità d’Italia sulla facciata esterna fu affisso lo scudo di Casa Savoia (che è presente ancora oggi), in sostituzione di quello borbonico.
Il Maschio Angioino fin dall’inizio venne chiamato “Castrum Novum” per distinguerlo da quelli più antichi. Costruito per mano degli Angiò e destinato ai fasti e alle arti, il Castello durante il Regno di Roberto D’Angiò era un vero e proprio centro nevralgico delle arti e della letteratura. Con Alfonso I continuò a svolgere la sua funzione residenziale. Dobbiamo ringraziare Alfonso I per la creazione del grandioso Arco di Trionfo che si staglia tra la torre di Guardia e quella di Mezzo e sta a testimoniare la sua entrata vittoriosa nella città di Napoli.
È con gli aragonesi che viene man mano adattato alle nuove esigenze belliche del regno. Diversi interventi architettonici hanno lasciato una forte impronta di elementi catalani, come ad esempio il porticato ad arcate ribassate che conduce alla Sala dei Baroni e conferisci al Maschio Angioino quella classica caratteristica della corte composta da patii spagnoli.Durante il periodo vicereale (1503-1734), le strutture difensive del castello, adibito ad un uso prettamente militare, vennero ulteriormente modificate. Con l’avvento di Carlo III di Borbone che sconfisse l’imperatore Carlo VI nel 1734, ci furono diversi ammodernamenti, ma ormai i tempi da residenza reale erano finiti per sempre. Nel tempo, la città ha inglobato i fianchi del Castrum Novum, e solo con l’intervento del Risanamento di Vittorio Emanuele III si riportarono alla luce i vecchi bastioni quattrocenteschi. All’inizio Novecento fu sgomberata la piazza di fronte al Castello e furono creati i giardini come li conosciamo oggi.
Così termina la prima parte del nostro racconto sui 3 dei sette castelli di Napoli, la storia delle altre fortezze sarà trattata in un altro articolo di novembre. Intanto, tra una visita al castello e l’altra, la nostra Osteria da Carmela vi aspetta a porte aperte, siamo al centro di Napoli, in via Conte di Ruvo, 12, proprio alle spalle di Piazza Dante. Per info e prenotazioni chiama allo 0815499738.








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