Carmelacromìa!

I colori di Osteria da Carmela posseggono un richiamo sacro(santo) ai colori della Madonna del Carmelo, detta Madonna Bruna, con un significato preciso:
Arancio solare aureole dorate e il fondo dell'icona = santità e sacralità
Pompeiano colore rosso della tunica sotto il manto = amore
Tufo scuro tunica color pelle di pecora del bambino e pelle della Madonna = agnello di Dio, fratellanza
Verdemare manto della Madonna = fertilità
Ogni colore è un’ispirazione, una storia, una tendenza e persino, scavando nella storia di Napoli, un’origine di un piatto e accompagnerà sempre le nostre (e le vostre) parole.
E con queste cromatiche premesse, ecco a voi...


La Carta dei vini di Osteria da Carmela, un elogio al territorio e alla tipicità

osteria da carmela

OCCHIELLO:
Anticamente l’Osteria era un luogo in cui si consumava prettamente vino, mentre  le vivande erano a carico dall’avventore. Ecco perché, in ogni osteria che si rispetti, il vino non può avere un ruolo marginale…

Il vino è da sempre considerato il ‘primo attore’ di ogni osteria che si rispetti, ed è per questo motivo che la carta dei vini deve rappresentare degnamente la cultura enoica di un territorio. Dunque, chiedere all’oste un buon vino equivale a fare una domanda inutile. Questo perché è sempre stato solido il legame tra il concetto di osteria ed un buon bicchiere di vino.

L’Osteria nel passato

Il termine ‘Osteria’ deriva, passando per il francese, dal latino hospite: il suo significato trova riscontro proprio nella funzione primaria di questi luoghi, che un tempo fungevano, e tutt’oggi fungono non solo da catalizzatori sociali, ma soprattutto da fruitori di ospitalità.
L’Osteria è infatti da sempre uno snodo sociale in grado di rifocillare il viaggiatore con una bevanda, un’attenzione che ne costituiva l’atto di benvenuto.

Andando indietro nel tempo, troviamo il concetto attualizzato di wine bar nell’enopolium dei Romani dove in primis si beveva a differenza dei thermopolium, ove invece si servivano pasti caldi. Un dato storico che sottolinea l’importanza attribuita, da sempre, al ‘buon bere’ – ancor prima – che al buon mangiare.

Osteria e buon vino, un legame indissolubile per Osteria da Carmela


L’Osteria è un dunque luogo in cui  il vino, emblema indiscusso di edonismo e allegria, rappresenta un elemento fondamentale. Per questo motivo la nostra carta dei vini nasce da un’attenta selezione. Infatti la filosofia della carta dei vini di Osteria da Carmela non è orientata ai grandi numeri, ma ad una grande passione per la ricerca di prodotti di qualità.

L’idea è di una carta dei vini fortemente orientata al territorio, ma che contempli alcune incursioni extra-regionali ad alta vocazione. Molta attenzione è stata profusa nell’esaltare la capacità di alcuni produttori a dare un’impronta caratteristica ai propri vini come per esempio l’Aglianico cilentano di Primalaterra o quello casertano de I Cacciagalli.
Molta Campania, dunque, nella carta dei vini firmata Osteria Da Carmela, ricca non solo di vitigni classici campani come l’Aglianico, il Fiano, il Greco, la Falanghina, il Piedirosso, il Pallagrello ma anche di realtà ampelografiche meno note ma non per questo meno piacevoli o qualitative: il Grecomusc, vitigno autoctono irpino vinificato, ad oggi, solo dall’azienda Contrade di Taurasi, che ne ha seguito il processo di recupero e valorizzazione, il Tintore, tipico della Costiera Amalfitana dal colore molto concentrato e dai riflessi violacei, coltivato ancora su antichi impianti a raggiera, o la vesuviana Catalanesca.  Ad arricchire la carta dei vini di Osteria da Carmela non mancano veri must come il celebre Terra di Lavoro, vino di grande struttura invecchiato in piccole botti di rovere, il Montevetrano, tra i più acclamati Supercampani, un blend di Aglianico, Cabernet Sauvignon e Merlot, l’Exultet, opulento Fiano firmato Luigi Moio, universalmente acclamato, il Patrimo, mitico Merlot dei Feudi di San Gregorio, oppure il Triple A Poliphemo di Luigi Tecce. Un’attenzione alle tendenze recenti ha portato a ospitare, per esempio l’ottimo Etna Bianco di Palmento Costanzo.
Nella carta dei vini non mancano tecniche particolari come l’Acenata (Illunis di Caputalbus) o l’affinamento in anfora come nel Quartara di Lunarossa, o vini bio, come il Vetere di San Salvatore 1988. Abbiamo avuto gran piacere nell’aggiungere – nella carta dei vini – raffinate bollicine come l’Asprinio Brut de I Borboni, le cui uve sono coltivate sulle storiche alberate aversane, che danno vini connotati da elevata acidità e freschezza. Altra bollicina autoctona è il Caprettone di Casa Setaro, un vino molto amato dagli addetti ai lavori, 100% Caprettone, uva autoctona del Vesuvio. Ci tenevamo, tra le altre, a La Matta di Casebianche, per la sua unicità organolettica. Per gli amanti della dolcezza non potevano mancare ottimi passiti come Eleusi – Falanghina di Villa Matilde e il classico Zibibbo di Pantelleria dell’azienda Duca di Castelmonte.

L’epilogo di ogni cena o pranzo, particolarmente graditi, è un buon distillato o liquore. Per questi due prodotti la filosofia carmelitana non cambia: per la scelta dell’ammazzacaffè, infatti, Osteria da Carmela si è orientata sulla ricerca di prodotti di rara particolarità come i lussuosi liquori artigianali di Alma de Lux e l’introvabile Piperna dello Scapriccio, distillato prodotto nell’incantevole isola d’Ischia oltre che una piccola ma preziosa collezione di distillati (rhum Caroni compreso).

Come è nata la Carta dei Vini di Osteria da Carmela?

I creatori della carta Ferdinando Polverino e Rosario Gargiulo hanno coniugato i propri gusti giocando a essere loro i primi “ospiti” dell’osteria (in italiano infatti significa sia chi ospita che chi è ospitato), ed ancora oggi brindano insieme chiedendosi ancora quali territori esplorare.


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