Un set lungo da Posillipo a Piazza Mercato: il cinema a Napoli negli ’60

Totò, Pier Paolo Pasolini, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Gian Marco Ferreri, Nanni Loy, e la lista potrebbe essere infinita: chi sono? Alcuni li avrai sentiti nominare, altri forse no. Tutti questi personaggi rappresentano la pietra angolare del periodo d’oro del cinema italiano, ovvero gli anni ’60. Cosa avevano in comune? Il cinema, appunto, e l’amore per Napoli.
La storia d’amore di Napoli col cinema è una storia vecchia più di un secolo, e risale ad appena tre mesi dopo l’invenzione del cinematografo da parte dei fratelli Lumiere: tre mesi dopo quel fatidico 28 dicembre del 1895 dove per la prima volta fu proiettato un film (per l’esattezza dieci cortometraggi per un totale di 25 minuti di proiezione), i fratelli Lumiere si ritrovarono a Napoli sia per girare il primo ritratto in cellulosa della nostra città “Via Marina e Santa Lucia” sia per presentare, all’interno del Salone Margherita della Galleria Umberto, la loro invenzione. Da quel momento, il legame affettivo tra Napoli e il cinema ha attraversato due guerre mondiali, è passato dalla Monarchia alla Repubblica, ha visto susseguirsi gli eventi tragici e rivoluzionari di tutto il secolo scorso fino ai giorni nostri ma non si è mai arresa alla caducità del tempo. Un amore che ai giorni nostri sembra essersi addirittura nutrito di nuova linfa, grazie a Paolo Sorrentino, napoletano di Posillipo, e il suo Oscar per La Grande Bellezza, ma non solo. Sarebbe scorretto non citare Matteo Garrone che con Reality, una tragicomica rappresentazione del tessuto popolare partenopeo, vinse il Gran Prix della Giuria al Festival di Cannes qualche anno fa, così come sarebbe ingiusto non nominare Francesca Comencini e Edoardo De Angelis che hanno ridato lustro con le loro opere al cinema girato a Napoli.
C’è stato un periodo però, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, dove Napoli non solo era particolarmente apprezzata ma era letteralmente la principale succursale di Cinecittà, che all’epoca faceva concorrenza ad Hollywood in quanto a produzioni artistiche. La portata del fenomeno, in relazione al cinema, era epocale: ogni giorno tra i vicoli del centro, nelle piazze centrali o nei caffè più prestigiosi, sui traghetti per Capri o Ischia, si muovevano fiumi di star del cinema e operatori del settore alla ricerca dei luoghi più rappresentativi di una città che era chiaro avesse vita propria, una storia diversa da quella sommariamente raccontata. In quegli anni a Napoli si scrissero pagine centrali della storia del cinema italiano, capolavori senza tempo come Uccellacci e Uccellini (1966), Matrimonio all’Italiana (1964) e Le Quattro Giornate di Napoli (1962). Questi ed altri film hanno contribuito ad esportare l’immagine di Napoli del mondo, un posto meraviglioso dove vengono invertite le direzioni del giudizio sul bene e sul male e la povertà diventa un motore di saggezza popolare, di indagine profonda dei rapporti di forza all’interno della società e di conoscenza intima delle relazioni umane.
Una menzione a parte merita Capri: in quegli anni era il luogo prediletto della mondanità mondiale. Tutti volevano passare le vacanze a Capri d’estate: da Brigitte Bardot per arrivare a John Wayne, Capri era un luogo di culto per tutto il mondo del cinema, ammaliato come l’equipaggio di Ulisse dalla Sirena da quell’angolo di paradiso delineato a forma d’isola. A Capri i primi paparazzi affittavano gommoni per inseguire le grandi barche del jet set, e sempre a Capri, più specificamente nell’incantevole Villa Malaparte appartenuta al grande Curzio Malaparte che scrisse proprio su Napoli uno dei libri più belli di tutto il ‘900, Jean-Luc Godard girò Il Disprezzo, uno dei suoi più grandi capolavori, dirigendo Brigitte Bardot.
Finiamo questa piccola rassegna cinematografica menzionando un piccolo gioiello purtroppo dimenticato ovvero Due Soldi di Speranza, vincitore del quinto festival di Cannes nel 1952 che, a parer nostro, resta uno delle opere d’arte più rappresentative di cosa significa ancora oggi essere napoletani.




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