Carmelacromìa!

I colori di Osteria da Carmela posseggono un richiamo sacro(santo) ai colori della Madonna del Carmelo, detta Madonna Bruna, con un significato preciso:
Arancio solare aureole dorate e il fondo dell'icona = santità e sacralità
Pompeiano colore rosso della tunica sotto il manto = amore
Tufo scuro tunica color pelle di pecora del bambino e pelle della Madonna = agnello di Dio, fratellanza
Verdemare manto della Madonna = fertilità
Ogni colore è un’ispirazione, una storia, una tendenza e persino, scavando nella storia di Napoli, un’origine di un piatto e accompagnerà sempre le nostre (e le vostre) parole.
E con queste cromatiche premesse, ecco a voi...


“”E che d’è ‘sto quatt’ ‘e Maggio?””: storia di una tradizione tutta partenopea

""E che d'è 'sto quatt' 'e Maggio?"": storia di una tradizione tutta partenopea

Napoli, si sa, è città di folklore, di tradizioni e usanze che si perdono nella notte dei tempi. Oggi vogliamo parlarvi di una interessante – e decisamente divertente – curiosità che riguarda il giorno 4 maggio della città partenopea, un giorno che ha il merito di aver fatto nascere il detto “E che d’è ‘sto quatt’ ‘e Maggio?”.

Ai tempi degli antichi romani, come riportato da numerosi fonti storiche, veniva deciso un giorno dell’anno adibito al cambio di casa: ogni città aveva un giorno stabilito per chi aveva necessità di traslocare, al fine di evitare di avere una costante confusione per le strade. Possiamo infatti immaginare cosa avrebbe significato, in tempi antichi, avere le strade intasate dai carri carichi della mobilia di chi la stava trasportando in un’altra dimora.

Anche Napoli come le altre città aveva il suo giorno stabilito, e questo era il 10 agosto. Col tempo però questa convenzione cadde, e la città si ritrovò nuovamente nella confusione.   

Fu solo nel 1587 che il viceré Don Juan de Zuniga cercò di reintrodurre la giornata dei traslochi. A quanto si dice, era un uomo tutto d’un pezzo ed aveva particolarmente a cuore l’ordine pubblico.

Il 10 agosto, essendo piena estate, non era adatto per affaticarsi a smontare la mobilia, trasportarla, rimontarla e quant’altro; il giorno venne quindi spostato al primo maggio, situato in un periodo con un clima decisamente più mite.

Quello che Don Juan de Zuniga non aveva considerato però, era che il primo maggio ricorreva la celebrazione dei santi Filippo e Giacomo, molto venerati dai cittadini napoletani. Questo comportò che nessuno ebbe intenzione di rispettare quest’ordinanza, e continuarono a traslocare nei giorni che preferivano.

Bisogna aspettare fino al 1611 per avere l’intervento del viceré Pedro Fernandez de Castro conte di Lemos, che istituì il 4 maggio come giornata adibita al trasloco. Questa era una data particolarmente astuta, visto che coincideva con una delle tre scadenze annuali del canone di locazione, la pigione. Questa scadenza stava a significare che entro le 18 di quel giorno un inquilino doveva abbandonare la casa ed un altro prendere il suo posto, quindi imporre i traslochi in questo giorno era la cosa più logica.

Fu così che il 4 maggio a Napoli divenne il giorno per eccellenza della confusione, il trambusto, la cosiddetta “ammuina”, dovuta al numero elevatissimo di persone che si riversavano per le strade con i loro mobili ed effetti personali.

La confusione di questo giorno è rimasta così impressa nella memoria storica di questa città che ancora oggi si dice “E che d’è ‘sto quatt’ ‘e Maggio?” quando si chiedono spiegazioni riguardo a rumori molesti e disordine.

Questo aneddoto, oltre a portarci il sorriso sulle labbra e scaldarci il cuore, non fa altro che confermare il fatto che questa città sia profondamente legata al proprio folklore e al proprio passato, e sono proprio queste tradizioni a rendere Napoli la città affascinante che tutto il mondo ci invidia.


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