La Taverna del Cerriglio: la madre di tutte le Osterie napoletane

L’antica tradizione del Cerriglio: il perfetto connubio tra la passione per il cibo e l’amore per la convivialità, da sempre elementi immancabili della cultura napoletana.
“Favoritissima taverna, dove se canta e verna…per cui: trasire a’ lo Cerriglio è doce”
Così Giambattista Basile cita l’antica Taverna del Cerriglio nel suo capolavoro “Muse napoletane”
Tra Piazzetta di Porto e il Vicolo Santa Mariella Nova, nella zona denominata d’ ‘o Cerriglio, sorgeva l’omonima taverna, più che un posto dove consumare un pasto frugale, la Taverna del Cerriglio era un vero snodo di cultura e aggregazione. L’importanza della Taverna del Cerriglio è testimoniata dalla taratura dei personaggi che ne hanno varcato la soglia: Giambattista Della Porta, Giambattista Basile, Carlo Celano, Benedetto Croce, Antonio Genovesi, Giulio Cesare Cortese e tanti altri personaggi autorevoli. Si narra che la Taverna era già nota sin dalla fine del 1300, sia per la qualità della sua cucina e del suo vino, sia per il gran numero di clienti abituali; ma è nel 1600 che raggiunge l’acme della notorietà, epoca in cui diventa un vero e proprio luogo di ristoro, frequentato da ogni tipo di avventore: da nobili che volevano provare l’ebbrezza dell’incontro con il popolino, a plebei che con pochi soldi riuscivano ad assicurarsi un pasto caldo, il locale era frequentato da prostitute in cerca di clienti, da artisti in cerca di ispirazione e da soldati sempre pronti alla rissa.
Magnammo, amice mieje, e po’ vevimmo
nfino ca stace ll’uoglio a la lucerna:
Chi sa’ si all’auto munno nce vedimmo!
Chi sa’ si all’auto munno nc’è taverna!
(versi riportati sulla porta dell’antica taverna del Cerriglio).
La notorietà della Taverna del Cerriglio è sottoscritta dalla presenza assidua de “Il Caravaggio” durante il suo soggiorno partenopeo e certificata da un brutto episodio datato 24 ottobre del 1609. Si racconta che il celebre pittore Michelangelo Merisi detto “Il Caravaggio“, fu aggredito proprio all’uscita del locale…
“…Quella notte si bevve e si rise, quattro uomini si intrufolarono in silenzio nei locali. Michelangelo, forse ebbro di vino, fu preso a pugni, cadde a terra sanguinante e stordito dai colpi. Da tale aggressione l’artista ne uscì vivo ma colpito duramente al corpo, e profondamente segnato sul volto e nello spirito. Ma come andarono davvero le cose? Tutto ciò rimane un mistero. Tra le tante ipotesi si pensa che “lo sfregio” al Caravaggio fu una vendetta per un insulto all’onore e alla reputazione, come prevedeva il codice della malavita di quel tempo” (Cit. La storia della Taverna del Cerriglio)
Fortunatamente “Il Caravaggio” dopo il duro colpo continuò a lavorare ed a produrre capolavori inestimabili come: “David con la testa di Golia” , il “San Giovanni Battista” e l’ultimo capolavoro dipinto nella sua vita, proprio nella città di Napoli: “Il Martirio di Sant’Orsola” oggi custodito nel Palazzo Zevallos Stigliano.
Insomma, la Taverna del Cerriglio riusciva a mettere tutti d’accordo, persone caratterizzate da estrazione sociale differente e da stili di vita dissonanti, un luogo in cui le differenze di cultura ed istruzione venivano appianate da un piatto di pasta caldo, una chiacchiera ed un buon bicchiere di vino. La tradizione del Cerriglio, evoca un concetto ben noto nell’antica Roma, quello della condivisione del cibo e del vino presso la taberna vinaria, una chiosa interessante – quanto affascinante – da condividere, riguarda il fatto che oggi non solo se ne conserva il termine, ma se ne preserva il senso e la filosofia stessa che è trasposta nel significato odierno di osteria.
La taverna, celebrata anche da Salvatore di Giacomo nella poesia
“Voce d’ammore antiche” – Taverna d’ ‘o Cerriglio, add∫ so’ stato cchiù de na vota a bevere e a mangià –
“Lo Cerriglio ‘ncantato”
Poema eroico di G. C. Cortese
Roberta Raja (food & wine copywriter), Chiara Rainaldi (SEO optimization, editing) – Guyot Media






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