Alla scoperta dell’etimologia da tavola: un viaggio nella lingua napoletana

C’è chi ha un’origine latina, quello con l’accento alla francese, quello spagnoleggiante e quell’altro proveniente da un italiano antico quasi irriconoscibile. Non hai capito di cosa stiamo per parlare? E se ti dicessi cerasa, roccocò, scarpariello? Ora che ti è più chiaro iniziamo il nostro viaggio nominale tra le delizie partenopee e andiamo a vedere quanto è profonda la tana del bianconiglio… della lingua napoletana!
Partiamo dalla ciliegia o, per dirlo in napoletano, cerasa, col suo profumo d’estate e il suo vivacissimo rosso che risplende alla luce di una tavola imbandita di affetti e colori sgargianti. Vi siete mai chiesti perché in napoletano si chiama così? Deriva direttamente dal latino cerasa-ae che a sua volta affonda le radici nel greco antico kerasos, di cui ker- sta ad indicare la durezza, probabilmente dell’osso all’interno del frutto.
E il rococò? Sicuramente vi sarete chiesti da dove derivi un nome così particolare. La sua origine risale al 1320 quando in un convento nel Real Convento delle Monache alla Maddalena prepararono per la prima volta questo dolce. Ciò che colpisce è che il nome che oggi noi conosciamo gli è stato attribuito in seguito, probabilmente a margine dell’occupazione francese di Gioacchino Murat durante l’impero napoleonico, e fa riferimento al termine francese roccaile, utilizzato per descrivere le forme ornamentali barocche e tondeggianti simili alle conchiglie arrotondate.
Passiamo allo scarpariello, il piatto tipico della tradizione culinaria partenopea a base di pomodorini freschi, formaggio, peperoncino e una fronna di basilico. Il nome pare derivi dagli scarparielli ovvero i calzolai, a cui le mogli cucinavano questa pietanza perché tanto gustosa quanto veloce nella preparazione. Un’altra possibile derivazione pare sia quella che rimanda alla possibilità di fare la scarpetta nel piatto.
Poi c’è il migliaccio, che senza ombra di dubbio proviene dal fatto che anticamente veniva prodotto con la farina di miglio, e i mustacciuoli il cui etimo pare sia riferito al latino mustus, il mosto, con cui ancora oggi in alcune varianti regionali vengono preparati. E il casatiello? A differenza di ciò che si può pensare il termine non deriva da casa ma da caso, ovvero il cacio, il formaggio che è uno degli elementi principali della ricetta.
Insomma, quale che sia la lingua di provenienza siamo sicuri che queste delizie siano tra i primi posti di ogni vostra classifica riguardante la cucina tipica napoletana, così come siamo sicuri che amerete la nostra versione da osteria napoletana di gran parte di queste ricette! Vieni a trovarci e te lo dimostreremo 😊
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