Carmelacromìa!

I colori di Osteria da Carmela posseggono un richiamo sacro(santo) ai colori della Madonna del Carmelo, detta Madonna Bruna, con un significato preciso:
Arancio solare aureole dorate e il fondo dell'icona = santità e sacralità
Pompeiano colore rosso della tunica sotto il manto = amore
Tufo scuro tunica color pelle di pecora del bambino e pelle della Madonna = agnello di Dio, fratellanza
Verdemare manto della Madonna = fertilità
Ogni colore è un’ispirazione, una storia, una tendenza e persino, scavando nella storia di Napoli, un’origine di un piatto e accompagnerà sempre le nostre (e le vostre) parole.
E con queste cromatiche premesse, ecco a voi...


Il Pallagrello una ricchezza nascosta e tutta campana

Il Pallagrello una ricchezza nascosta e tutta campana

Quanto c’è da sapere intorno ad un buon bicchiere di Pallagrello, uno dei pochi vitigni dalla doppia anima chiara e scura? Molto. Alla vista il Pallagrello nero mostra un rubino intenso che farebbe scintillare gli occhi persino ad un re, per non parlare del bouquet aromatico di frutta rossa e sentori di sottobosco che si esprimono al meglio con gli anni trascorsi in bottiglia e al gusto; al gusto è graffiante, persistente, un vero fuoriclasse, a patto di perdonargli un pizzico di scarsa acidità. La versione bianca che ha in comune con la nera un grappolo piuttosto piccolo e gli acini piccoli e tondi, possiede un calice delicatamente paglierino ed al naso esprime tonalità erbacee, fruttate e floreali ma anche minerali in relazione alla zona ed all’invecchiamento. Al gusto, in generale, l’alcolicità si fa sentire, ma l’eleganza del bouquet, al dilà del trattamento in cantina, ne controbilancia la potenza.

Secondo gli storiografi fu Ferdinando IV di Borbone – tra la fine del 1700 e primi del 1800 – ad includere, secondo la denominazione di Piedimonte (a causa della supposta origine Matese) questo vitigno nella famosa vigna reale a San Leucio di Caserta, conosciuta come la “vigna del Ventaglio“. Questo gesto ha contribuito a donare al Pallagrello un prestigio che potremmo definire “regale” e che gli ha consentito di arrivare sino a noi, anche se ha attraversato epoche buie, in cui ha quasi rischiato di finire per essere dimenticato. Nonostante sia un vitigno che ha quasi rischiato l’estinzione, prima a causa della Filossera (a fine Ottocento) e poi a causa delle due guerre mondiali, ed è arrivato sino a noi grazie alla tutela e all’amore dei contadini casertani, veri custodi di questo vitigno reale.

Alcuni studiosi ritengono,  ma lo leggiamo anche dalle carte del MIPAAF, Registro Nazionale delle Varietà, che questo vitigno sia una “variante” a bacca rossa della Coda di Volpe bianca, tanto amata e coltivata attualmente in Campania; altri affermano che il Pallagrello provenga dal Piedilungo Calabrese (data la conformazione estremamente lunga del “piede”), mentre altri ancora sostengono, sulla base di un esame ampelografico e nella messa a confronto dei due DNA, che i due vitigni sono totalmente diversi. Gli acini del Pallagrello sono inconfondibili: piccoli, compatti e tondeggianti, come delle palline perfette e proprio da questo sembra derivare il nome, un’italianizzazione del gergale contadino Pallarella. Secondo l’AGER ed Autoctono, “Dizionario dei Vitigni Antichi Minori italiani”, il vitigno è caratterizzato da un buon vigore, seppur con produzione contenuta mentre la resa qualitativa  è spesso sorprendente; i suoi acini sono molto resistenti alla botrytis; il Pallagrello è dunque un vitigno che può essere sviluppato ulteriormente, perché il suo potenziale può essere impiegato anche per realizzare preziose variazioni sperimentali.

Vitigno antico minore, dal fascino indiscutibile, il Pallagrello (bianco e nero) attualmente è coltivato nell’areale del casertano compreso tra i comuni di Alife, Alvignano, Caiazzo, Castel Campagnano e San Leucio e tra i vini della nostra carta non poteva mancare per accompagnare alcuni piatti tipici campani; tutti quelli che non necessitano di grande acidità, ma che si sposano bene con sapori complessi, tra carni e formaggi per il nero, pesce e vegetali importanti per il bianco.

Osteria da Carmela ha selezionato infatti per i suoi clienti diversi tipi di vini a base di Pallagrello: tra i bianchi, il Pallagrello Vestini Campagnano IGT 2016, un classico della vitivinicoltura campana, lo splendido rapporto qualità/ prezzo Conca Bianco Galluccio DOC dell’azienda Poderi Foglia 2017 , nato dalla sapiente miscelazione secondo disciplinare di Falangina di Roccamonfina e Pallagrello Bianco. Per quanto concerne il Pallagrello nero, la scelta va tra il morbidissimo Tralice, Pallagrello Nero IGT Il Casolare di Vino 2016, il Pallagrello Nero IGT Vestini Campagnano 2013 e infine il Connubio, blend di Pallagrello Nero e l’altro raro vitigno casertano, il Casavecchia, sempre di Vestini Campagnano.

Se è vero che la storia del Pallagrello nel suo disciplinare ha ancora una strada da percorrere, di certo è altrettanto vero che quella qualitativa è senza dubbio già ampiamente scritta. Venite a trovarci: abbiamo tanti racconti di… vini da raccontarvi, proprio come questo.


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