Carmelacromìa!

I colori di Osteria da Carmela posseggono un richiamo sacro(santo) ai colori della Madonna del Carmelo, detta Madonna Bruna, con un significato preciso:
Arancio solare aureole dorate e il fondo dell'icona = santità e sacralità
Pompeiano colore rosso della tunica sotto il manto = amore
Tufo scuro tunica color pelle di pecora del bambino e pelle della Madonna = agnello di Dio, fratellanza
Verdemare manto della Madonna = fertilità
Ogni colore è un’ispirazione, una storia, una tendenza e persino, scavando nella storia di Napoli, un’origine di un piatto e accompagnerà sempre le nostre (e le vostre) parole.
E con queste cromatiche premesse, ecco a voi...


Lo Street Food partenopeo, declinazione moderna dei friggitori ambulanti

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Una delle figure ambulanti più frequenti a Napoli era quella del Friggitore: si aggirava nei quartieri popolari e serviva gli acquirenti offrendo sempre prodotti caldi. Questo accadeva nel ‘700 napoletano. Ma oggi cosa è cambiato?

Percorrere le pittoresche viuzze di Napoli diventa un’esperienza ancora più piacevole se condita da un buon cibo da strada. Un modo pratico, gradevole ed economico di scoprire le bellezze della città, proseguendo l’itinerario a “tambur battente” e senza soste, specialmente se gli impegni sono tanti e i tempi serrati imperversano sulla nostra tabella di marcia.

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Il fenomeno del “cibo da strada” è così radicato a Napoli che è quasi impossibile far caso a tutte le vetrinette colme di prelibatezze sparse per la città: crocchè, zeppole, frittatine di maccheroni e pizze fritte adornano le strade con il loro bell’aspetto ed un invitante profumo. Una trasgressione, quella dello Street Food, sempre a portata di mano e di “tasca”, capace di stillare sensi di colpa in chi è più attento alla linea;

cedere alle sue lusinghe non va interpretato come un’abnegazione del rito della tavola ma un modo per onorare la nostra tradizione.

Infatti, nonostante il nome trasudi modernità, lo Street Food riprende un concetto antico e rappresenta l’interpretazione attuale di un modus vivendi che ha sempre caratterizzato il popolo napoletano, l’arte di arrangiarsi. Un tratto ormai radicato nella cultura e nella tradizione partenopea, efficace spinta propulsiva di un popolo storicamente attanagliato dalla fame che ha cercato sempre di risolvere le proprie difficoltà con i pochi mezzi a disposizione.
Mentre a corte i Monzú si sbizzarrivano nel creare piatti sontuosi e a contaminare la nostra cucina (come le uova alla monachina, leggi il nostro articolo!) con l’impronta francese e spagnola, nei vicoli della città germinava una cucina fatta di ingredienti semplici ed economici. Nel ‘700, avere la cucina in casa era considerato un vero lusso, per cui si mangiava per strada ciò che veniva preparato dagli ambulanti: personaggi specializzati nella vendita di un solo prodotto che si aggiravano per le stradine del centro storico cercando in qualche modo di “sbarcare il lunario”.

La figura dell’ambulante è emblematica dell’operosità che caratterizza il popolo napoletano: infatti, proprio in un contesto in cui miseria e povertà dilagavano, sono nati i più stravaganti e ingegnosi mestieri, che garantivano la sopravvivenza alla gente del popolo e rappresentava per i visitatori un particolare modo di fare arte.

Uno degli ambulanti più gettonati era il “Friggitore” che sfrigolava prodotti caldi tra donne affaccendate ed il fragore della città in movimento, urlando a squarciagola “Fritti nella tiella”. Il servizio dei friggitori era scenico e veloce, e qui nasce il famoso detto napoletano: “Frijenno e Magnanno”.

Donn’ Amalia ‘a Speranzella,
quannofrie paste crisciute,
mena ll’oro ‘inta tiella,
donn’ Amalia ‘a Speranzella.
Che bellezza chillu naso
ncriccatiello e appuntutiello,
chellavocca ‘e bammeniello,
echill’ uocchie, e chella faccia
mmiezetìttole e ‘a vurraccia!
Pe sta femmena cianciosa
io farrìa qualunque cosa!…
Piscetiello addeventasse
dint’ o’ sciore m’ avutasse,
m’afferrasse sta manella,
mme menasse ‘inta tiella
donn’ Amalia ‘a speranzella!

SALVATORE DI GIACOMO

Traduzione: “Donna Amalia alla Speranzella (quartiere di Napoli) quando frigge le paste cresciute, butta l’oro nella padella, Donna Amalia alla Speranzella. Che bellezza quel naso arricciato e appuntito, quella bocca da bambina e quegli occhi e quella faccia, in mezzo alle Tittole e alla Borraccia. Per questa donna cianciosa io farei qualsiasi cosa! Diventerei pescetto, mi rotolerei nella farina, afferrerei questa manina e mi butterei nella padella, Donna Amalia alla Speranzella”.

Scopri qual è il miglior modo di abbinare frittura e vino, leggi il nostro articolo e clicca qui.

Roberta Raja (food & wine copywriter), Chiara Rainaldi (copywriter, SEO optimization, editing) – Guyot Media


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