Il Santo che salvò Napoli dal colera: Giuseppe Moscati

Questa è la storia di un uomo che ogni napoletano conosce e ammira sin da piccolo, è un uomo che è stato fatto santo per aver dedicato tutta la sua vita al prossimo, un uomo devoto alla scienza della medicina e alla fede cristiana in egual misura: Giuseppe Moscati.
Nato a Benevento da padre magistrato e madre marchesa di Roseto, si trasferì molto presto con la famiglia prima ad Ancona e successivamente a Napoli dove completò gli studi classici al liceo Vittorio Emanuele in via San Sebastiano, nel centro nevralgico della città, affollata di artisti e intellettuali, tra cui Benedetto Croce, Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio. Si laureò col massimo dei voti in medicina, una scelta accademica che considerò quasi come un sacerdozio, secondo il biografo Marini. Come da consuetudine per gli studenti che si erano particolarmente distinti durante il loro percorso di studi, rientrò velocemente nelle gerarchie accademiche diventando assistente ordinario all’Ospedale degli Incurabili.
Se c’è un anno però in cui il Dott. Moscati passò alla storia per il popolo napoletano fu durante il 1911, quando un’epidemia di colera rischiò seriamente di mettere in ginocchio l’intera popolazione. Il suo aiuto non si limitò alla cura dei malati, ma, sulla base dei suoi studi di chimica organica, sviluppò un insieme di misure riguardo l’igiene pubblica che contribuirono in modo determinante a sconfiggere l’epidemia una volta messe in atto. Il suo amore per la povera gente e la sua irrefrenabile volontà di aiutare tutti quando possibile lo portò nel 1918 a rinunciare alla carriera accademica per poter seguire i suoi pazienti da vicino presso l’Ospedale degli Incurabili che anni prima lo aveva fatto conoscere all’intera cittadinanza come emerito studioso.
Gli aneddoti e i racconti sul grande “medico dei poveri” così come la popolazione amava chiamarlo sono tanti: c’è chi giura di essere salito al suo studio e di essere stato curato da lui nonostante fosse morto da una settimana, e chi racconta di quanto anche la sua impulsività alla fine cedeva il passo al suo grande cuore, come quella volta in cui un sacerdote lo ingannò dicendo che la madre stava morendo e doveva essere visitata al più presto quando non era vero, subendo una partaccia dal medico che però, una volta scese le scale, resosi conto forse di aver esagerato, risalì tutti e cinque i piani del palazzo per scusarsi.
Giuseppe Moscati si spense troppo presto, a 46 anni e 8 mesi, a causa di un infarto dettato forse dallo stress accumulato nel corso degli anni e dell’enorme dedizione che aveva nei confronti della sua professione di medico che mise spesso e volentieri davanti anche alla sua salute personale. Al suo funerale il popolo napoletano partecipò in massa, per onorare quello che per loro era già un santo e per far sì che fosse chiaro quanto gli fossero grati.
Ed è proprio come segno di gratitudine che a Napoli ogni 16 novembre, a piazza del Gesù, si onora la memoria di questo grandissimo uomo di scienza e di fede. Noi ci troviamo proprio a pochi passi da lì, felici di potervi far provare piatti che raccontano queste ed altre storie sul cosa significa essere napoletani.
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